Calcolo stipendio netto

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Nota bene: per rendere più pratico l'utilizzo a tutti, assumiamo che tu sia un lavoratore dipendente, che i dati che inserisci siano applicabili a tutti i giorni dell'anno in corso. Se inserisci il reddito giornaliero, il calcolatore considera 5 giorni di lavoro settimanale. *Per l'addizionale comunale è stata usata l'aliquota massima dello 0.8%. Per questi ed altri motivi, per un calcolo esatto delle tue tasse, rivolgiti sempre ad un professionista.

Come si calcola lo stipendio netto in busta paga?

Cercavi uno strumento che ti facilitasse il calcolo stipendio netto? Sei nel posto giusto.

Durante le ultime fasi di un colloquio lavorativo si giunge alla contrattazione dello stipendio.

Se è la prima volta che trovi un lavoro, è facile essere impreparati a questo momento. Generalmente si arriva al colloquio con una idea più o meno chiara di quanto si vuole guadagnare al mese in quel posto (“vorrei 1200 € al mese”), ma questa informazione è inutile al datore di lavoro che vorrà sapere quanto vuoi guadagnare in termini di Retribuzione Annua Lorda (o RAL).

Il RAL è il tuo stipendio prima di aver pagato i contributi pensionistici all’INPS e la tassa sui redditi IRPEF.

Purtroppo la semplice richiesta di “1200 € al mese” è inutile al datore di lavoro dato che il passaggio da stipendio lordo a stipendio netto dipende dalla propria condizione familiare e dalle spese che si sostengono in un anno.

Prendiamo ad esempio Marco ed Anna che lavorano nella stessa società e percepiscono lo stesso RAL di 30.000 € in 13 mensilità:

  • Marco vive a Latina, non è sposato e non ha figli. In busta paga percepisce 1591 €.
  • Anna vive a Caserta, ha due figli piccoli ed il marito è disoccupato. Percepisce 1786 €.

Dal punto di vista dell’azienda, Marco ed Anna hanno lo stesso stipendio, ma lo Stato li tassa in modo diverso per le loro condizioni particolari.

Il nostro Calcolatore di Stipendio Netto e di IRPEF ti può aiutare a capire, in base alla tua condizione, quale stipendio lordo devi chiedere durante un colloquio, o se volessi chiedere un aumento.

Tredicesima e quattordicesima

L’Italia rientra in un piccolo gruppo di paesi speciali che prevedono il pagamento di mensilità extra. Quasi tutti i lavori prevedono 13 mensilità, per lavori d’ufficio in genere si arriva a 14, in alcuni casi eccezionali addirittura a 16.

Questo sistema retributivo ha due vantaggi:

  • Essendo le mensilità extra pagate poco prima dell’estate e di Natale, aiuta in questi momenti più costosi dell’anno;
  • Se non si è attenti nella gestione dei risparmi e si vive “di mese in mese”, queste mensilità extra aiutano a dare un po di respiro.

Ma, allo stesso tempo, produce anche tutta un altra serie di storture. Innanzitutto convince il lavoratore che il datore di lavoro gli stia “regalando uno stipendio extra”, ma la verità è tutt’altra. Le mensilità extra sono parte integrante del RAL e quel denaro è dovuto allo stesso modo che le mensilità siano 12, 13, o 20. Semplicemente vengono ridotte le buste paga dei restanti 12 mesi per pagare una mensilità extra in quelle occasioni. Ecco perché il nostro Calcolatore di IRPEF ti calcola lo stipendio netto nelle più comuni varianti di retribuzione.

Le mensilità extra rendono davvero tutto più complesso. Se si è in una data società per meno di un anno, il loro valore sarà proporzionale ai mesi maturati. Se si vuole conoscere il proprio stipendio netto senza ricorrere a calcolatori, bisogna moltiplicare, in modo innaturale, per 13 o 14 anziché i noti 12 mesi.

Infine, si basano su un principio che potrebbe non essere vero: che siamo incapaci a gestire i nostri soldi. Ogni persona che abbia raggiunto l’età adulta dovrebbe avere imparato a mettere da parte il denaro che riceviamo e che non ci serve immediatamente. Possibilmente in un conto corrente o conto deposito ad alto rendimento.

Straordinari e festività non godute

Naturalmente, se la situazione non fosse già abbastanza complessa, il RAL non è necessariamente il massimo che possiamo guadagnare in un anno. Si possono verificare alcuni eventi che possono farlo salire (e allo stesso tempo far salire le tasse), come ad esempio giorni di lavoro straordinario e festività non godute.

In queste occasioni, il datore di lavoro è tenuto a pagare una somma di denaro extra che dovrà anche questa essere tassata. Il Reddito Annuo Lordo non è necessariamente veritiero.

I contributi del datore di lavoro

Infine, una piccola parentesi sul costo del lavoro in Italia. Ti sei mai chiesto perché gli stipendi tendano ad essere notevolmente bassi rispetto ad altri paesi in Europa e nel mondo? La risposta probabilmente è da cercare nei contributi INPS.

Il calcolo dei contributi pensionistici non è particolarmente complesso, ma la maggior parte di noi non è a conoscenza di un piccolo dettaglio critico.

Al nostro RAL viene dedotto del 9.19% che vengono versati in contributi per la nostra pensione. Per cui su uno stipendio di, ad esempio, 30.000 €, 2.757 di questi verranno dati all’INPS non tassati e solo sulla somma restante 27.243 €, nota come salario tassabile, viene applicata l’IRPEF.

Ma per il povero datore di lavoro non finisce qui. L’azienda deve infatti versare un ulteriore 32.7% del RAL per la nostra pensione. Il costo di un dipendente con un RAL di 30.000 € per la società arriva quindi a 39.810 €, mica noccioline.

Questa stranezza tutta italiana è quello che un giorno, forse, consentirà a tutti noi di percepire una pensione degna di questo nome, ma, allo stesso tempo, impone un onere non indifferente al datore di lavoro.

Nel Regno Unito, da dove scrivo, fino a pochi anni fa i contributi pensionistici erano completamente opzionali e a sola discrezione e carico del lavoratore. Ma anche oggi la normativa prevede un bassissimo 1% a carico del lavoratore e 2% per il datore di lavoro.

I “RAL” del Regno Unito quindi, insieme alle buste paga, risultano facilmente più elevati di quelli italiani, dove il costo totale del dipendente è di un terzo più alto.

La prossima volta che vorrai chiedere un aumento prova a tenere questo a mente. Per 10 € che aggiungerai alla busta paga, comporti all’azienda, molto approssimativamente, un costo totale di 31 € in più al mese.

Il calcolo dello stipendio con la Flat Tax

Dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni del 2018 sentiamo parlare di Flat Tax. Ma cosa si intende con questo termine e soprattutto, ci conviene?

Premesso che sono perfettamente neutrale rispetto a qualsiasi orientamento politico e che il mio unico interesse è aiutare i miei lettori, la risposta è “dipende“.

Le legislazione italiana sull’imposta sui redditi è notevolmente complessa. Sviluppare il calcolatore che trovate sopra ha richiesto settimane, l’aiuto di un fiscalista, una scatola di Maalox ed una di Moment Act. Ma il principio di base applicato più o meno in tutte le sue parti è che a redditi superiori si applicano percentuali d’imposta superiori.

In termini pratici, per tutti i redditi fino a 15.000 €, si applica un imposta del 23%. Si sale al 27% per la parte di reddito che sale fino a 28.000 €. E cosi via, in cinque “scaglioni” fino al 43% applicato sui redditi che superano i 75.000 €.

La proposta originale della Flat Tax consisteva in una notevole semplificazione della legge, riducendo il tutto ad una elementare imposta del 15%. La rovina di tutti i CAF e commercialisti (e del mio strumento!). Potremmo insegnare a calcolare l’IRPEF subito dopo le moltiplicazioni!

Allora la Flat Tax conviene!

Di nuovo… dipende. Uno scaglione unico del 15% è un notevole risparmio andando a vedere la situazione attuale, dove le fasce di reddito più basse già pagano il 23%. Per i redditi più alti, è il paradiso, dato che fino ad ora hanno pagato il 43%. Aggiungiamo a questo la notevole semplificazione e ci si può chedere se io sia impazzito che continuo a dire “dipende”.

La complessità del sistema italiano nasce dal fatto che esistano una miriade di sussidi diretti alle fasce più deboli che riducono la loro tassazione. Parliamo di detrazioni per la famiglia, per i farmaci, il famoso bonus IRPEF, e tanto altro. Alla fine dei conti, a tutti gli effetti, chi guadagna meno di 12.000 € lordi in Italia è esente dalle tasse. Provare per credere (il calcolatore di stipendio netto è giusto più sopra).

Una Flat Tax andrebbe ad attaccare tutti allo stesso livello, quindi tutti si beccherebbero il 15%, a prescindere dalla situazione familiare o di salute. Un carico che per le famiglie più bisognose potrebbe essere il colpo di grazia.

Aggiungo che la Flat Tax così come è stata appena definita è in uso in pochi, politicamente discutibili paesi del mondo quali Emirati Arabi, Russia, Mongolia, Romania, Kazakistan, Groenlandia (per i suoi 56.000 abitanti).

Allora la Flat Tax non conviene!

Di fronte a questa evidente problematica, dovrebbe essere ora chiaro il mio “dipende”. Fortunatamente, secondo le ultime da Palazzo Chigi, la proposta sulla Flat Tax sta cambiando radicalmente. Al punto che chiamarla ancora così è formalmente un errore.

Inizialmente è stato aggiunto un secondo livello di tassazione del 20% per i redditi più elevati (forse 15% era davvero un po’ troppo poco per chi vive agiatamente). Quindi ora è una Dual Tax.

Ma non finisce qui. Per supportare le famiglie più bisognose si vuole introdurre una prima fascia di no-tax area. Ossia uno scaglione di 0%. Siamo ad una triple tax! Oh, smettiamola di dare nomi insensati. Questo sistema è incredibilmente simile a quello applicato nel Regno Unito, dove si hanno zero tasse fino a circa 12.000 £, 20% fino a 46.000 £ e 40% da li in su. Anche qui il sistema di detrazioni è per lo più inesistente.

Notare che in questo caso, non si tratta di una tassazione al 23% che viene via via ridotta tramite bonus e detrazioni, ma si tratterebbe di un livello di tassazione nullo “ufficiale”. Questa semplificazione enorme, mi piace. Le leggi devono essere comprensibili.

Insomma, se appartieni ad una delle fasce più fortunate della popolazione, non c’è alcun dubbio. La Flat Tax, o qualsiasi cosa sia, ti conviene, e tanto. A seconda di come saranno stabilite le tre fasce, la convenienza per tutti gli altri dipenderà da quante detrazioni si percepiscono e quante se ne perdono.

Ma la vera domanda è, ce lo possiamo permettere? Mettendo da parte gli egoismi dovuti alle proprie tasche, viene da chiedersi, riducendo le tasse in modo così drastico, lo Stato riuscirà a sostenersi? O dovremo togliere fondi alla ricerca, alla salute, all’istruzione e alla sicurezza per finanziare questa semplificazione?

Domande e risposte

Cosa è il salario imponibile?

Non tutto il tuo reddito viene tassato all’IRPEF. A quel valore devi sottrarre prima le deduzioni, prima tra tutte il 9.19% che viene versato all’INPS in forma di contributi per la pensione, sui quali non viene pagata l’imposta sul reddito.

Il salario imponibile, o tassabile, è quindi quel valore sul quale vengono calcolate effettivamente le tasse.

Come viene calcolata l’IRPEF?

Una volta trovato il salario imponibile, l’IRPEF viene calcolata tramite un complesso sistema detto a scaglioni (o a fasce). In questo sistema, all’aumentare del reddito prodotto, viene aumentata man mano anche la percentuale di tasse da pagare.

Al valore così calcolato vengono fatte una serie di detrazioni per vari motivi, ad esempio coniuge e/o figli a carico, o il famoso bonus 80 €.

Infine vengono aggiunte le addizionali regionali e comunali, che vengono pagate direttamente a questi enti per la loro sussistenza. Ogni regione e comune ha il suo ulteriore sistema che può essere di nuovo scaglionato, o una semplice percentuale.

Quale è la differenza tra deduzioni e detrazioni?

Queste due parole sono sostanzialmente sinonimi nel vocabolario italiano, ma assumono due significati diversi in materia fiscale.

Le deduzioni vengono applicate prima del calcolo dell’imposta sui redditi. In sostanza riducono il tuo salario dal punto di vista fiscale (il salario imponibile). La deduzione più comune sono i contributi pensionistici INPS.

Le detrazioni invece si applicano dopo il calcolo IRPEF e vanno a ridurre le tasse da pagare. Generalmente le si può ridurre fino al massimo ad annullarle, ma per alcuni tipi di detrazioni è consentito perfino portare l’imposta in valore negativo, creando il cosiddetto credito d’imposta. Lo Stato, in questo caso, si trova nella strana situazione in cui paga una tassa anziché riscuoterla.

Cosa è la busta paga?

La busta paga è un modello che ricevi che indica, mese per mese, il tuo stipendio lordo, tutte le varie spese, detrazioni e trattenute fiscali e infine l’unico numero a cui siamo davvero interessati, lo stipendio netto, ossia quanto portiamo a casa quel mese.

Oggigiorno questo documento viene generalmente inviato ai dipendenti via email in formato PDF. In passato veniva ricevuto in una busta per lettere chiusa, da cui il nome di busta paga.

È di fondamentale importanza conservare accuratamente tutte le buste paga che riceverai nel corso della tua carriera lavorativa. Quando un giorno verrà il momento di ricevere la pensione, le buste paga ti consentiranno di verificare che la pensione che percepisci è corretta, e, in caso contrario, di fare ricorso e dimostrare la tua ragione.

Come si calcola il RAL dalla busta paga?

Se non sei a conoscenza del tuo Reddito Annuo Lordo, il modo più semplice per trovarlo è cercare nel tuo contratto di assunzione.

In alternativa, ogni mese sulla tua busta paga è indicato il tuo salario lordo mensile. Moltiplica questo valore per il numero di mensilità che percepisci in un anno (12, 13 o 14) e avrai una buona approssimazione del tuo vero RAL.

Ricorda che quando calcolato così, questo valore non corrisponde esattamente al tuo stipendio lordo annuale. Per la complessa natura del sistema italiano, il lordo mensile varia sempre di mese in mese a seconda delle ferie, permessi, malattie, straordinari e perfino il numero di giorni di lavoro nel mese.

Inoltre, un terzo modo per trovare il tuo RAL è di guardare all’interno della Certificazione Unica o CU, un tempo chiamato CUD. Questo documento, preparato ogni anno intorno a febbraio-marzo dal datore di lavoro, indica il tuo intero reddito di lavoro dipendente per l’anno passato. Lo scopo di questa certificazione è di aiutare il dipendente a compilare la dichiarazione dei redditi con il famoso modello 730.

Quante mensilità percepisci?

Se è il tuo primo anno in azienda potresti non sapere su quante mensilità il tuo salario viene diviso. Il modo più facile per scoprirlo è probabilmente chiedere ad un collega o al tuo superiore.

Ma in ogni caso, questo valore deve essere indicato sul tuo contratto di assunzione.

Ferdinando Iezzo

Sono un ex studente di Economia della Federico II di Napoli, attualmente vivo a Londra e sono appassionato di Risparmio. In che senso? Da quando mi son trasferito nel Regno Unito sono stato colpito dai differenti modi che popoli lontani hanno di gestire i propri risparmi. La micro-economia di ognuno di noi si muove in modo indipendente e io cerco di scovarne i segreti. Ho creato questo sito, grazie all'aiuto di alcuni amici, per condividere le mie idee e dare consigli a chi, come me, voglia migliorare la propria situazione economica e riuscire a risparmiare nel modo più semplice possibile.