Cassa integrazione, cos’è

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Ciò di cui parleremo oggi è spesso accompagnato agli argomenti più di spicco per ciò che riguarda la crisi economica. Sentiamo questo termine nei telegiornali, sui magazine, in giro per il web e magari molti di voi ancora si chiedono di cosa si tratta nel dettaglio. Di cosa stiamo parlando? Beh, si tratta della la cassa integrazione, anche conosciuta come Cig, acronimo che significa letteralmente cassa integrazione guadagni. Qual è il suo scopo? Beh, esattamente quello insito nel suo nome, ovvero l’integrare il reddito dei lavoratori ai quali l’impresa non può più recapitare l’intero stipendio.

Cassa integrazione: uno sguardo più profondo

Dunque sì, la cassa integrazione è un vero e proprio ammortizzatore sociale, messo in circolazione dalla legge italiana che si articola in una prestazione economica che viene erogata dall’Inps, o da altre casse che hanno un compito analogo per certe categorie professionali, come per esempio l’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, che si preoccupa di versar loro stipendi nel momento in cui le aziende vanno incontro a difficoltà economiche.

A cosa serve la cassa integrazione? Sostanzialmente lo scopo principale è quello di concedere all’unità produttiva presa in esame di tagliare i costi della manodopera senza dover però rinunciare alla manodopera stessa.

Quindi è un mezzo che permette di “ammortizzare” le spese di un’azienda, concedendole così di riorganizzarsi ed avere tempo per superare la crisi e rimettersi in carreggiata. Ad ogni modo, per entrare in cassa integrazione c’è bisogno di fare richiesta all’Inps in base ad accordi sindacali e regionali.

Tramite il Jobs Act, la famosa e spesso confusionaria riforma del lavoro emanata nel 2015 dal governo di Matteo Renzi, abbiamo potuto assistere ad un sostanziale innalzamento della platea di lavoratori che possono usufruire di questo ammortizzatore, ma si è assistito anche ad un calo della durata massima dello stesso.

Ma adesso parliamo nel dettaglio e vediamo di capire quanti tipi di cassa integrazione esistono e a chi spettano. In particolare, oggi possiamo distringuere tra tre fondamentali tipologie di cassa integrazione: una Cigo, una Cigs e una Cigd.

La cassa integrazione ordinaria, o Cigo

La prima tipologia di cassa integrazione della quale parleremo è la Cassa integrazione guadagni ordinaria ed è quella della quale una società, un’azienda, un’impresa può servirsi ordinariamente per motivi vari, sia che sia entrata in crisi per cause che non hanno a che fare con la direzione dell’attività sia per la proprietà dell’attività stessa: vedi casi come calamità naturali – terremoti, inondazioni – necessità di ristrutturazione, e via discorrendo.

Dunque in parole povere, questa forma di cassa integrazione può essere richiesta un’impresa che sia stata vittima di eventi non riconducibili né alla gestione da parte delle autorità dell’azienda, né quantomeno alla condotta dei lavoratori o ancora per difficoltà riconducibili  al mercato. In questo modo si riduce l’importo dell’attività, ma si riducono anche le ore di lavoro ed i salari.

A chi spetta la Cigo?

Per quest’anno, questa tipologia di cassa integrazione è rivolta a tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato, compresi i contratti di apprendistato. Per fare un esempio concreto possiamo quindi assistere a categorie di lavoratori come operai, impiegati, eccetera eccetera. Si tratta di una fascia di lavoratori molto ampia che però non comprende i dirigenti, tutti i lavoratori a domicilio ma anche ad esempio apprendistati il cui scopo è l’ottenimento di un diploma o ancora gli apprendistati professionalizzanti.

Tale tipo di cassa integrazione può venir concessa per tre mesi e rinnovata di volta in volta per un periodo non più lungo di un anno. Nel dettaglio, tale cassa integrazione dura circa 13 settimane, arrivando a toccare il tetto massimo di 52 settimane, ossia un anno intero. Tutti coloro che ne fanno parte potranno arrivare a percepire fino all’80% del proprio salario, in base al numero di ore decurtate dall’orario precedente, e dunque fino a 971 euro per buste paga nelle quali il lordo non supera i 2102 euro e fino a 1.168 euro oltre quest’ultima cifra.

La cassa integrazione straordinaria, anche conosciuta come Cigs

La seconda tipologia di cassa integrazione, vediamo, è la Cassa integrazione guadagni straordinaria che, come suggerisce proprio il nome, è inerente a situazioni di particolari difficoltà.

È sempre da considerarsi come un ammortizzatore sociale, ma vi si può fare ricorso in occasioni diverse, ovvero in casi di fallimento delle aziende, di crisi con ricadute sociali di grande entità, ma anche con la presenza di procedure di concorso o in caso di riconversione aziendale.

Fino ad un paio di anni fa inoltre era concesso in questi casi anche nel caso in cui vi fosse una cessazione dell’attività o di cessione del ramo d’azienda.

Attraverso il Jobs Act invece si è potuto decidere che queste due situazioni non sono più le uniche per poter richiedere di entrare nella Cigs e che, dunque, ai dipendenti di unità produttive fallite o cedute bisogna imperativamente applicare il sussidio di disoccupazione, più che la cassa integrazione.

Va inoltre fatto notare che il governo Renzi ha stanziato un fondo da 50 milioni di euro dal quale si può attingere per poter ottenere una proroga della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi nel 2016, 9 mesi nel 2017 e 6 mesi nel 2018, ovemai vi sia la possibilità che una vendita imminente dell’azienda porti a un conseguente riassorbimento della sua forza lavoro.

La Cigs e la legge di bilancio 2018

Abbiamo visto come la Cigo intervenga nel caso di crisi temporanee, mentre la Cigs a questo proposito si presenta come lo strumento al quale ricorrere nel caso vi siano problemi di entità maggiore e viene applicata ad imprese che però presentano al loto interno almeno 15 dipendenti. Questo tipo di cassa integrazione può durare anche fino a tre anni. Ed in questo caso, la cassa copre fino all’80% dello stipendio.

La durata è determinata principalmente dalle cause delle avversità e dalla capacità di arginamento della stessa azienda. Può durare quindi 12, 24 o 36 mesi in base alla difficoltà nella quale l’azienda si trova, ma ad ogni modo non potrà superare questo limite di tempo.

Questo accadeva fino alla fine del 2017, con la legge di bilancio 2018 si è deciso che la Cigs sia richiedibile solo da aziende grandi con più di 100 dipendenti.

Come può essere richiesta quindi la Cigs?

Sono due le modalità con cui l’integrazione allo stipendio può essere pagata: attraverso un conguaglio, con l’azienda che anticipa e l’Inps che poi farà un conguaglio tra le cifre da recapitare all’azienda e i contributi che queste le devono versare, o attraverso l’Inps stessa.

La terza ed ultima tipologia di cassa integrazione: la Cigd

Alla fine della nostra lista dobbiamo parlare anche della cassa integrazione in deroga, ovvero uno strumento del quale possono usufruire tutte le aziende alle quali non possono essere applicate né la Cigo e né la  Cigs, o perché non si posseggono i requisiti necessari o perché si è già usufruito di una delle due casse integrazione in precedenza.  Ad ogni modo, tramite diverse manovre di governo, con il decreto legislativo n° 148 del 2015, che ha poi portato all’emanazione del Jobs Act, la cassa integrazione in deroga è stata di fatto soppressa a partire dal 2017, fatta eccezione per diversi casi previsti dalle singole Regioni.

Ferdinando Iezzo

Sono un ex studente di Economia della Federico II di Napoli, attualmente vivo a Londra e sono appassionato di Risparmio. In che senso? Da quando mi son trasferito nel Regno Unito sono stato colpito dai differenti modi che popoli lontani hanno di gestire i propri risparmi. La micro-economia di ognuno di noi si muove in modo indipendente e io cerco di scovarne i segreti. Ho creato questo sito, grazie all'aiuto di alcuni amici, per condividere le mie idee e dare consigli a chi, come me, voglia migliorare la propria situazione economica e riuscire a risparmiare nel modo più semplice possibile.