Le monete del futuro: il Bitcoin e l’Ethereum

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I bitcoin e gli ethereum sono delle cryptovalute che si stanno affacciando sul mercato globale. Sono caratterizzate da un’elevatissima volatilità: hanno infatti toccato massimi storici e subito dopo registrato -15%. La ragione dietro questa loro volatilità sta nel fatto che non hanno basi certe, fondate, mancano totalmente di concretezza. Le criptovalute, per avere una serie storica, devono essere rapportate necessariamente ad una moneta.

Ethereum

L’Ethereum è la seconda valuta elettronica più diffusa al mondo ed è riuscita a registrare un grande rialzo ultimamente, facendo partire domande su una possibile rilevazione nel breve periodo.
Secondo alcuni economisti, la moneta elettronica potrebbe superare quella di Bitcoin entro la fine del 2018.
Ethereum è un ecosistema molto ricco che si sviluppa in maniera molto rapida ed è ciò che ha determinato la crescita del prezzo della valuta. Questa crescita è stata molto più aggressiva rispetto a quella del Bitcoin, per questo il periodo della crescita è stato molto diverso. Attualmente, Bitcoin rappresenta poco meno della metà del mercato delle valute elettroniche, da quasi il 90% di appena tre mesi fa.

Declino dei Bitcoin

Il monopolio del Bitcoin nel mercato delle criptovalute è arrivato al capolinea. Da ora in poi, la protagonista indiscussa delle monete digitali, dovrà infatti vedersela con Ethereum, che da inizio anno le ha rubato la scena, mettendo a segno performance di crescita da capogiro: +3.000% contro il +140%. L’Ethereum è arrivata ad avere 25 miliardi di capitalizzazione (contro i 60 dei bitcoin) per 95mila pezzi in circolazione.

Analogie e differenze tra Bitcoin ed Ethereum

Una delle prime differenze sta nell’anagrafica: i Bitcoin sono presenti sul mercato da ben otto anni, mentre l’Ethereum da soltanto un biennio. L’Ethereum è stata creata nel 2014 dal giovanissimo programmatore russo Vitalik Buterin.
Sono entrambe cryptovalute, ciò significa che possono essere usate solo sul web e sono fuori dalla supervisione delle banche centrali e di altre istituzioni nazionali che controllano il mercato dei cambi. Anche la tecnologia si cui si basa Ethereum è sostanzialmente la stessa della rivale, ovvero quella della blockchain, ossia un protocollo di comunicazione che identifica una tecnologia basata sulla logica del “database distribuito”, che non si trova fisicamente solo su un server (computer), ma che invece si trova su più computer nello stesso momento.
La differenza sta nella finalità: a differenza del Bitcoin, Ethereum è stata creata con una finalità diversa, per le transazioni tra imprese. Buterin ha creato un protocollo di fiducia su cui creare contratti tra due parti, che si possono applicare anche in settori totalmente diversi tra loro, dall’istruzione alla finanza fino all’energia, senza il bisogno di intermediari.
È su questa idea che Ethereum sta vincendo e sta facendo perdere interesse per il Bitcoin. Sempre su questa scia è nato Ethereum Enterprise Alliance, consorzio che unisce le imprese che lavorano all’integrazione di questa tecnologia nelle loro infrastrutture. L’idea è piaciuta a molti, i più importanti sono Microsoft, Intel, Credit Suisse, Bank of New York Mellon.
L’Ethereum trova seguaci non solo nelle imprese ma ha trovato un vero e proprio ammiratore anche nella persona di Vladimir Putin, presidente russo, che vede in esso un potenziale strumento di diversificazione dell’economia del paese. In questo senso si sta già muovendo la Banca centrale russa con un progetto che usa la blockchain di Ethereum per elaborare pagamenti. La cryptovaluta viene anche usata dalla banca statale russa Vnesheconombank, che fornisce finanziamenti per progetti finalizzati allo sviluppo, per alcune funzioni amministrative.
Il presidente russo Putin sembra più che deciso ad inserire nel mercato il criptorublo, la moneta elettronica statale. Questa decisione è stata anche confermata dal Ministro delle comunicazioni Nikolay Nikiforov che ha motivato la scelta come un giocare d’anticipo rispetto alla Comunità economica euroasiatica. Ha poi aggiunto che la creazione non avverrà con le tecniche solite usate per le criptovalute, le cosiddette miniere che hanno quantità prefissate, ma probabilmente si farà ricorso alla tecnologia blockchain, in grado di offrire trasparenza e sicurezza per il creatore e il possessore della moneta.
Con il criptorublo si vuole ripulire il denaro sporco, pagando una tassa del 13%, alla fine della trasformazione dalle sue forme tradizionali a quelle telematiche, la moneta russa non sarà più utile per i traffici illeciti.
Se tutti gli stati e le banche centrali del mondo facessero un accordo per passare tutti alle criptomonete nazionali sarebbe un’azione efficace nella lotta alla criminalità organizzata. Questo perché le loro attività illecite non potrebbero più svolgersi nei circuiti ufficiali della moneta tradizionale e dovrebbero cercare circuiti alternativi (paradisi fiscali, beni preziosi) strumenti molto più difficili da gestire rispetto alla moneta nazionale.

Le possibilità di Ethereum

Il ventaglio di possibilità che offre Ethereum è molto ampio; questo dipende dalla sua piattaforma, basata sul meccanismo blockchain (ossia un libro mastro di tutte le transazioni, come per i bitcoin), consente oltre a scambi di valore monetario anche la creazione di smart contract, ossia contratti intelligenti. Il nome della criptovaluta è in realtà Ether mentre Ethereum è il nome del sistema; quest’ultimo però viene usato anche per indicare la valuta virtuale.
Gli smart contract sono dei software in grado di facilitare, verificare e far rispettare la negoziazione e la validità dei contratti stipulati per scambiare denaro, azioni e altro. Quando viene avviato uno smart contract viene eseguito sulla blockchain così com’è stato programmato, senza alcuna possibilità di interferenza da terzi o dagli stessi contraenti. In questo modo si riescono ad evitare frodi e truffe.
Non esiste alcuna autorità che abbia il controllo sugli smart contract, è tutto in potere degli usufruitori. Il meccanismo degli smart contract consente di lasciar traccia di tutti i risultati che sono stati ottenuti nella blockchain della valuta. In questo modo Ethereum risulta più trasparente rispetto al sistema dei Bitcoin; il fatto che però consenta di portare avanti accordi che esulino dalle legislazioni di qualsiasi Paese, rende Ethereum non libero da eventuali scambi e commerci illegali.

Il futuro di Ethereum

Nelle ultime settimane, presa d’assalto dalle vendite, in linea con quanto è successo alla rivale Bitcoin, Etherum si è poi ripresa un po’, risalendo verso i 260 dollari, ben sotto i massimi toccati il 13 giugno (393,75 dollari), a fronte dei poco più di 7 dollari di inizio anno. La capitalizzazione di mercato invece è di 29 miliardi di dollari contro i 42 miliardi di dollari del Bitcoin. Nessuno fino a pochi mesi fa avrebbe scommesso che la neonata Ethereum si sarebbe spinta fin qui. Ma per molti questo è solo l’inizio.
Quello che più stupisce di questa criptovaluta, la cui quotazione attuale si aggira intorno ai 245 dollari, è il boom che ha avuto da gennaio, mese in cui valeva solo 10 dollari, fino ad agosto, mese in cui il suo valore era intorno ai 400 dollari.
Il settore in cui si concretizzerà tutto il potenziale di Ethereum è l’Internet of Things, IoT. Con quest’espressione si intende la rete delle apparecchiature e dei dispositivi, diversi dai computer connessi ad Internet: qualunque dispositivo elettronico che abbia un software che gli permetta di scambiare dati con altri oggetti connessi. Questo dispositivo elettronico può essere qualunque oggetto: automobili, radio, elettrodomestici, telecamere ecc.
L’hedge fund Polychain Capital specializzato in criptovalute, mette in conto che già nel 2018, con buona pace dei sostenitori del Bitcoin, Ethereum supererà la rivale in dimensioni.