Cosa sono i fondi pensione e come scegliere il proprio

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In un’Italia dove sempre più persone vedono come un utopico miraggio la pensione, può sembrare una contraddizione parlarne ma non è così: decidiamo di parlarne per spiegare al meglio tutte le possibili varianti per creare il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze. Questo perché, preoccupati come siamo di non essere neanche sicuri di riuscire ad ottenere e goderci la pensione, che non ci preoccupiamo di quando (e se) sarà! Sono state molte le novità sulla pensione relative al 2017: a queste ultime abbiamo dedicato un post apposito.

Cosa si intende per “fondo pensione”

Nell’ordinamento giuridico italiano, i fondi pensione sono quegli strumenti tecnici, individuati dal legislatore al fine di garantire
fondi pensione, nell’ordinamento giuridico italiano, sono gli strumenti tecnici (appartenenti al cosiddetto sistema pensionistico privato in Italia) individuati dal legislatore al fine di garantire ai lavoratori una pensione complementare, da affiancare a quella che spetterebbe ai sensi di legge erogata dagli enti previdenziali obbligatori, detta invece previdenza di primo pilastro.

Partiamo dai rischi

Quando si stipula un piano per un fondo pensione, si viene subito avvertiti dei rischi che andranno ad essere parte integrante del contratto. Ne esistono di diverso genere:

  • I rischi speculativi o funzionari vanno intesi come variabilità del risultato atteso, in senso favorevole o sfavorevole.
  • I rischi puri o assicurativi, invece, producono esclusivamente conseguenze negative che si traducono in danno per i soggetti colpiti (es. incidenti stradali).
  • rischi demografici che fanno parte della categoria rischi puri, legati ad eventi attinenti alla vita umana come la morte o la sopravvivenza ad una certa data.

I rischi puri e demografici sono i principali aspetti istituzionali e gestionali relativi alle compagnie di assicurazione.
Ciascuno soggetto può decidere di gestire in modo diverso i rischi ai quali risulta esposto. Si può decidere di fronteggiare direttamente le conseguenze del rischio (ritenzione o assicurazione) qualora si valuti che l’ evento sia poco probabile tale scelta può far si che il patrimonio potrebbe rivelarsi insufficiente a coprire il danno subito, si può decidere che il rischio è troppo oneroso e che si preferisce trasformarlo, trasferendolo ad altri soggetti. I rischi speculativi possono essere annullati mediante la realizzazione di strategia di copertura, rischi puri e demografici, invece, sono l’oggetto tipico dell’attività assicurativa, attraverso la quale i rischi individuali vengono trasformati in frazioni di rischio collettivo. Secondo il principio mutualistico il costo degli eventi dannosi può essere ripartito su un gruppo di soggetti esposti al medesimo rischio, mentre nel caso della ritenzione ogni soggetto deve accumulare tutto il capitale necessario a fronteggiare le conseguenze dell’evento sfavorevole, nel caso di ricorso alla mutualità dovrà partecipare solo pro-quota: la mutualità può realizzarsi indirettamente, tramite l’intervento di un intermediario, la compagnia di assicurazione. In tal modo il rischi puro o demografico a carico dell’ assicurato, dietro pagamento di un contributo detto premio, viene completamente trasferito alla compagnia, trasferendosi in un rischio speculativo per la stessa, che potrà essere chiamata al risarcimento del danno oppure no, in misura pari o diversa da quanto inizialmente preventivato.

Tipologie di fondi pensione

Esiste una diversa gamma di strumenti finanziari adatti per un investimento e per ottenere un vitalizio per la pensione, tra questi: fondi, azioni e obbligazioni. Quelli che realmente offrono vantaggi fiscali sono i fondi pensione negoziali, gli altri (fondi chiusi e Pip) consentono di ottenere delle agevolazioni fiscali. Vediamo nel dettaglio cosa si intende per fondi pensione chiusi, aperti e piani pensionistici individuali (Pip):

  • fondi pensione aperti sono dedicati a tutti, lavoratori dipendenti e autonomi;
  • fondi pensione chiusi sono istituiti da accordi tra industrie e sindacati, aperti ai lavoratori dipendenti del settore a cui tali fondi sono dedicati;
  • Piani pensionistici individuali (o Pip) sono contratti di assicurazione sulla vita che hanno finalità pensionistiche. I Pip sono molto pubblicizzati e per decantarne la convenienza, uno degli argomenti sbandierati è quello della possibilità di dedurre i soldi versati nel Pip (per un massimo di 5.164,57 euro ogni anno) risparmiando così sulle tasse.

Questo vantaggio non è una prerogativa dei Pip, ma esiste anche per i fondi pensione chiusi e aperti. In pratica, i risparmi fiscali sono esattamente gli stessi per tutti. Quindi, la scelta tra uno o l’altro non si deve basare su questo criterio, ma sull’efficienza da punto di vista dei rendimenti e su quanto costa al lavoratore la gestione del fondo. Il nostro punto di partenza è l’analisi fatta dal Covip nel 2015, l’organo di vigilanza della previdenza complementare, sui rendimenti dei Pip, dei fondi pensione aperti e di quelli chiusi. I rendimenti sono al netto dei costi di gestione.

Tramite un fondo pensione il lavoratore accantona dunque una quota dei propri guadagni realizzati durante la vita lavorativa allo scopo di garantire prestazioni pensionistiche aggiuntive (pensione integrativa) rispetto a quelle erogate dagli enti previdenziali obbligatori. Si distinguono dagli enti previdenziali che gestiscono i sistemi pensionistici obbligatori in un quadro normativo di diritto pubblico ove i rapporti giuridici sono determinati dalle leggi dello Stato e non su base volontaria e che finanziariamente sono gestiti sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza con il rischio politico a carico dei cittadini obbligati.

I fondi pensione sono regolati da norme di diritto privato che regolano i rapporti giuridici di natura volontaria, tra i fondi stessi e gli aderenti a vario titolo. Finanziariamente sono gestiti secondo il principio della capitalizzazione integrale dei versamenti con il rischio economico a carico degli aderenti. L’ammontare delle prestazioni previdenziali dipenderà pertanto dai contributi versati, dal periodo di permanenza nel fondo e dal rendimento ottenuto dall’investimento del patrimonio.

Quali sono i fondi più redditizi

In media, i fondi chiusi hanno reso più di tutti, seguiti dai fondi aperti e poi dai Pip Unit linked. I Pip hanno perso molto in periodi di crisi, nel 2008 e nel 2011, per poi recuperare negli anni successivi (2009 e 2012) in cui i mercati sono rimbalzati, anche se non sempre sono riusciti a recuperare tutto il terreno perso e a fare meglio dei fondi pensione (come nel 2012). I fondi aperti, invece, hanno retto meglio il colpo e ancora meglio lo hanno fatto i fondi chiusi, che dal 2008 a oggi hanno saputo offrire, in media, rendimenti sempre positivi (con la sola eccezione del 2008). I fondi hanno quindi anche una maggiore stabilità nei rendimenti offerti e nei momenti di maretta dei mercati tengono diritto il timone. E questo è un aspetto da premiare. Se poi si va ancora più nello specifico, mettendo a confronto anche le varie categorie di investimento (gli azionari con gli azionari e via dicendo), i fondi pensioni fanno comunque meglio dei Pip. Un discorso a parte meritano i Pip a gestione separata: nelle assicurazioni sulla vita, la gestione separata è un fondo appositamente creato dall’impresa di assicurazione e gestito separatamente al complesso delle attività dell’impresa e l’investimento di solito non è a rischio.

Le assicurazioni

Fanno parte dello stesso discorso dei fondi pensione, le assicurazioni. Le più comuni sono quelle sulla vita, che si distinguono in diverse tipologie:

  • Polizza caso vita: il rischio vita è il rischio che si corre sopravvivendo. Questa non è una contraddizione in termini, per quanto possa sembrarlo, è infatti una tutela per delle eventuali spese future a cui non si saprebbe far fronte. Questi tipi di polizze sono spesso considerate una rendita vitalizia, messe accanto ad una pensione integrativa. Il premio che viene conservato anno dopo anno, più gli interessi maturati durante il periodo contrattuale, sono una rendita immediata ed in questo caso l’assicurazione inizierà a versare la rendita a partire dalla data di sottoscrizione del contratto oppure differita, caso in cui l’assicurazione inizierà a versare la rendita in un periodo successivo rispetto alla sottoscrizione;
  • Polizza caso morte: questa tipologia di polizza prevede il pagamento di un capitale o di una rendita solo nel caso in cui l’assicurato morisse. Di questa particolare polizza ne traggono beneficio gli eredi, spesso è stipulata dal capofamiglia che vuole essere certo che anche dopo la sua dipartita i familiari potranno continuare con lo stesso tenore di vita o magari viene stipulata per estinguere un mutuo.
  • Polizza mista: questa tipologia racchiude le due precedenti, sia nel caso di sopravvivenza sia nel caso di morte dell’assicurato verrà versato il premio dell’assicurazione con gli interessi maturati.