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Assegno di ricollocazione, tutto ciò che c’è da sapere

Dopo l' avvio sperimentale dagli esiti piuttosto deludenti iniziato qualche mese fa, possiamo purtroppo constatare che ora come ora l'assegno di ricollocazione stenta ancora ad entrare a regime ma, ad ogni modo, l'obiettivo è quello di aiutare tutti i disoccupati non soltanto alla ricerca del lavoro ma nel riuscire anche a promuovere quella che è la propria esperienza lavorativa. Ma facciamo un passo indietro. Prima di tutto, cos'è questo fantomatico assegno di ricollocazione?

Assegno di ricollocazione: cos'è?

L' assegno di ricollocazione è a tutti gli effetti un contributo destinato ai disoccupati che è stato introdotto con l'obiettivo di incrementare le possibilità del disoccupato di trovare un nuovo mestiere.

Messo in atto con il Jobs Act e attivo già dal 2017 in via sperimentale per 30.000 persone senza un impiego, è un contributo che è stato esteso a partire da maggio 2018 ai percettori di Naspi e ReI che hanno presentato domanda.

La differenza sostanziale che sta in questo nuovo contributi per i disoccupati non è un sussidio rilasciato direttamente ai lavoratori in forma di denaro liquido ma vedremo, l'importo del voucher sarà rilasciato dallo Stato ai CPI o alle Agenzie per il lavoro unicamente dopo la firma del contratto di lavoro da parte di colui o colei che beneficia di questo sussidio.

Cos'è l'assegno di ricollocazione e chi potrà richiederlo?

Dunque abbiamo visto che la sostanziale differenza con gli altri sussidi di disoccupazione sta nel fatto che non si tratta di un contributo versato in forma monetaria ma sarà bensì una sorta di buono da impiegare presso i CPI o le Agenzia per il lavoro private al fine di riuscire a trovare un nuovo impiego.

Potranno inoltrare quindi la richiesta dell'assegno di disoccupazione presentando domanda, tutti i disoccupati che percepiscono la Naspi da più di quattro mesi e i disoccupati beneficiari del ReI, il reddito di inclusione. Adesso addentriamoci nei particolari per capire come richiedere l'assegno e cosa farne in seguito senza sbagliare.

Parlando di chi potrà richiedere l'assegno di ricollocazione, inoltrando una domanda all'ANPAL potranno usufruire di questa particolare misura tutti coloro che hanno uno dei seguenti requisiti :

  • naturalmente, non bisogna avere un impiego
  • si deve essere un lavoratore titolare di accordo di ricollocazione;
  • bisogna percepire la Naspi da più di 4 mesi ;
  • bisogna essere tra i beneficiari del ReI, il reddito di inclusione;

Ma in alcuni casi, sebbene siano presenti i requisiti appena citati, bisogna sapere che non potranno richiedere l'assegno di ricollocazione i soggetti che:

  • sono già impegnati in misure di politica attiva dello stesso tipo (generalmente chiamate contratto/assegno di ricollocazione, ma anche accompagnamento al lavoro o dote lavoro) rilasciate dalle Regioni e Province Autonome;
  • tutti coloro che sono coinvolti in misure di politica attiva finanziate da un soggetto pubblico (come ad esempio i corsi di formazione per l'inserimento nel mondo del lavoro finanziati dallo Stato,tirocini extracurriculari, servizio civile ed altri corsi di formazione per l'adempimento dell'obbligo formativo, ecc);
  • altri destinatari di finanziamenti pubblici per l'avvio di un'attività di lavoro.

Come funziona l'assegno di ricollocazione

L'assegno di ricollocazione è rilasciato quindi ai disoccupati che inoltrano una richiesta sul sito ANPAL o anche, volendo, presso un Centro per l'impiego.

Con l'inoltro della richiesta si dovrà scegliere l'ente dal quale poter ricevere assistenza per la ricerca di lavoro ed entro una settimana il lavoratore potrà avere il voucher per pagare i servizi dell'Ente prescelto.

L' importo dell'assegno di ricollocazione, che può compreso tra un minimo di 250 euro ed un massimo di 5.000 euro che viene calcolato sulla base del grado di difficoltà per il reinserimento del lavoratore nel mondo del lavoro. Non sarà dunque il lavoratore ad incassare l'assegno, dobbiamo necessariamente risottolinearlo, ma l'Ente che presenterà il servizio di assistenza nella ricerca di lavoro e questi soggetti potranno incassare l'importo nel momento in cui il lavoratore avrà trovato un nuovo impiego e stipulato un contratto.

Nel caso in cui vengano stipulati contratti a tempo indeterminata viene concessa l'emissione dell'importo pieno dell'assegno di ricollocazione, dunque i 5.000 euro. Invece circa i contratti a tempo determinato dalla durata di almeno 6 mesi, viene generalmente concessa la metà dell'importo. Per avere ancora più delucidazioni, date un'occhiata all'infografica dell'ANPAL circa questa tipologia di contributo.

assegno ricollocazione

Una volta ricevuto l'assegno di ricollocazione si perde la Naspi?

No. Il disoccupato che però richiede l'assegno di ricollocazione è tenuto ad accettare le offerte di lavoro che gli vengono inoltrate dal CPI o dall'Agenzia per il lavoro, in caso contrario allora si andrà incontro alla revoca del diritto a percepire la Naspi. Questa miscredenza del perdere la Naspi se ci si rivolge all'assegno di ricollocazione è uno dei motivi principali che ha causato inizialmente il flop dell'introduzione dell'assegno di ricollocazione. Ed è giusto quindi contribuire al diffondere le informazioni giuste circa questo tipo di tutela del lavoratore, dal momento che può essere una mossa decisiva nel riuscire a combattere il tasso di disoccupazione presente qui nel nostro Paese; è importante sostenere che non c'è nulla da perdere. Non si perde la Naspi, dunque, a meno che non si accettino le offerte di lavoro che ci vengono proposte.

Diverse persone, come affermato dal Del Conte, presidente dell'ANPAL, si sono messe in contatto con l'associazione proprio per chiedere delucidazioni sul rischio di vedere revocato il proprio diritto alla Naspi: non si perde in ogni caso, quando si fa domanda per l'assegno di ricollocazione, ma soltanto nei casi in cui il lavoratore vada a rifiutare un'offerta di lavoro che è congrua al proprio profilo professionale;