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Cassa integrazione, cosa è

Quando sentiamo parlare di Cassa Integrazione, generalmente, la prima cosa che ci viene in mente è la crisi finanziaria che da più di un decennio ha messo a dura prova il nostro Paese, ma cos’è davvero? Sentiamo questo termine nei telegiornali, sui magazine, in giro per il web e magari molti di voi ancora si chiedono di cosa si tratta nel dettaglio. E allora di cosa si tratta? Beh, ciò che oggi conosciamo come cassa integrazione viene anche nominata come CIG, acronimo che sta per Cassa Integrazione Guadagni.

Ma qual è il suo scopo? Per quanto tempo ci si può rimanere, e c’è un limite di tempo?

Innanzitutto, ciò che fa la Cassa Integrazione è esattamente ciò che ci dice il suo nome, ovvero l'integrare il reddito dei lavoratori ai quali l'impresa non può più recapitare l'intero stipendio, sostentandoli economicamente. Ma vediamo i dettagli di questa particolare mossa economica.

Cassa integrazione: un dossier più dettagliato

Dunque sì, la cassa integrazione è un vero e proprio ammortizzatore sociale, messo in circolazione dalla legge italiana che si articola in una prestazione economica che viene erogata dall'Inps, o da altri centri finanziari che hanno un compito analogo per determinate categorie professionali, come ad esempio l'Inpgi, l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, che si preoccupa di versar loro stipendi nel momento in cui le aziende vanno incontro a gravi difficoltà economiche.

A cosa serve la cassa integrazione? Sostanzialmente lo scopo principale è quello di concedere all'unità produttiva presa in esame di tagliare i costi della manodopera senza dover però rinunciare alla manodopera stessa, garantendo gli stipendi ai lavoratori dell’azienda.

Quindi è un mezzo che permette di “ammortizzare” le spese di un'azienda, concedendole così di riorganizzarsi ed avere tempo per superare la crisi e rimettersi in carreggiata. Ad ogni modo, per entrare in cassa integrazione c'è bisogno di inoltrare una richiesta all'Inps in base ad accordi sindacali e regionali prestabiliti.

Tramite il Jobs Act, la famosa e spesso confusionaria riforma del lavoro emanata nel 2015 dal governo di Matteo Renzi, abbiamo potuto assistere ad un sostanziale innalzamento della platea di lavoratori che possono usufruire di questo ammortizzatore, ma si è assistito anche ad un calo della durata massima dello stesso.

Ma adesso analizziamo questo fenomeno nel dettaglio e vediamo di capire quali e quanti tipi di cassa integrazione esistono e a chi spettano. In particolare, oggi possiamo distinguere tra tre fondamentali tipologie di cassa integrazione che portano tre acronimi: una denominata Cigo, una Cigs e una Cigd.

La cassa integrazione ordinaria, o Cigo

La prima tipologia di cassa integrazione della quale parleremo è la Cassa integrazione guadagni ordinaria ed è quella della quale una società, un'azienda o un'impresa possono servirsi ordinariamente per motivi vari, sia che queste ultime siano entrate in crisi per cause che non hanno a che fare con la direzione dell'attività sia per motivi che non dipendono dall'attività stessa: vedi casi come l’insorgenza di calamità naturali – terremoti, inondazioni – le necessità impellenti di ristrutturazione, e via discorrendo.

Dunque in parole povere, questa forma di cassa integrazione può essere richiesta sia da un'impresa che sia stata vittima di eventi non riconducibili né alla gestione da parte delle autorità dell'azienda, né quantomeno alla condotta dei lavoratori e sia per difficoltà riconducibili al mercato e non riconducibili all’azienda stessa. In questo modo si riduce sicuramente l'attività, ma si riducono anche le ore di lavoro ed i salari.

A chi spetta la Cigo

Questa tipologia di cassa integrazione è rivolta a tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato, compresi i contratti di apprendistato. Per fare un esempio concreto possiamo quindi assistere a categorie di lavoratori come operai, impiegati, eccetera eccetera. Si tratta di una fascia di lavoratori molto ampia che però non comprende i dirigenti, tutti i lavoratori a domicilio ma anche ad esempio i contratti di apprendistato il cui scopo è l'ottenimento di un diploma o gli apprendistati professionalizzanti (quelli che preparano all’inserimento nel mondo del lavoro, quindi).

Tale tipo di cassa integrazione può venir concessa per tre mesi e rinnovata di volta in volta per un periodo non più lungo di un anno. Nel dettaglio, tale cassa integrazione dura circa 13 settimane, arrivando a toccare il tetto massimo di 52 settimane, ossia un anno intero. Tutti coloro che ne fanno parte potranno arrivare a percepire fino all'80% del proprio salario, in base al numero di ore decurtate dall'orario precedente, e dunque fino a 971 euro per buste paga nelle quali il lordo non supera i 2102 euro e fino a 1.168 euro oltre quest'ultima cifra.

La cassa integrazione straordinaria, anche conosciuta come Cigs

La seconda tipologia di cassa integrazione, come vedremo adesso, è la Cassa integrazione guadagni straordinaria che, come suggerisce proprio il nome, è inerente a situazioni di particolari difficoltà.

È sempre da considerarsi come un ammortizzatore sociale, ma vi si può fare ricorso in occasioni diverse, ovvero in casi di fallimento delle aziende, di crisi con ricadute sociali di grande entità su un gran numero di utenti.

Fino a diversi anni fa inoltre era concessa anche nel caso in cui vi fosse una cessazione dell'attività o di cessione di un determinato ramo dell'azienda.

Attraverso il Jobs Act invece si è potuto decidere che queste due situazioni non sono più le uniche per poter richiedere di entrare nella Cigs e che, dunque, ai dipendenti di unità produttive fallite o cedute bisogna imperativamente applicare il sussidio di disoccupazione, più che la cassa integrazione.

La Cigs e la legge di bilancio 2018

Abbiamo visto come la Cigo intervenga nel caso di crisi temporanee, mentre la Cigs a questo proposito si presenta come lo strumento al quale ricorrere nel caso vi siano problemi di entità maggiore e viene applicata ad imprese che presentano però al loro interno almeno 15 dipendenti. Questo tipo di cassa integrazione può durare anche fino a tre anni. Ed in questo caso, l’ammortizzatore sociale copre fino all'80% dello stipendio.

La durata è determinata principalmente dalle cause delle avversità e dalla capacità di arginamento della stessa azienda. Può durare quindi 12, 24 o 36 mesi in base alla difficoltà nella quale l'azienda si trova, ma ad ogni modo non potrà superare questo limite di tempo.

Questo accadeva fino alla fine del 2017, mentre con la legge di bilancio 2018 si è deciso che la Cigs sia richiedibile solo da aziende di grandi dimensioni con più di 100 dipendenti.

Come può essere richiesta quindi la Cigs

Sono due le modalità con cui l'integrazione dello stipendio può essere pagata: attraverso un conguaglio, con l'azienda che anticipa e l'Inps che poi farà un pareggio tra le cifre da recapitare all'azienda e i contributi che queste le devono versare, o anche tramitel'Inps stessa.

La terza ed ultima tipologia di cassa integrazione: la Cigd

Alla fine della nostra lista dobbiamo parlare anche della cassa integrazione in deroga, ovvero uno strumento del quale possono usufruire tutte le aziende alle quali non possono essere applicate né la Cigo e né la Cigs, o perché non si posseggono i requisiti necessari o perché si è già usufruito di una delle due casse integrazione in precedenza. Ad ogni modo, tramite diverse manovre di governo, con il decreto legislativo n° 148 del 2015, che ha poi portato all'emanazione del Jobs Act, la cassa integrazione in deroga è stata di fatto soppressa a partire dal 2017, fatta eccezione per diversi casi previsti dalle singole Regioni.