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Risconto: attivo e passivo, qual è la differenza

Oggi parliamo di risconti!

I risconti sono delle scritture contabili collegate direttamente a diversi tipi di operazioni economiche che possono avvenire tra due esercizi amministrativi. Si parla primariamente di costi sospesi che hanno a che fare con alcuni fattori produttivi, come servizi ed attività in particolare.

In maniera più specifica, il risconto attivo ha a che fare con la registrazione e rilevazione di un costo/ricavo tramite manifestazione finanziaria anticipata, ma che nella realtà dei fatti deve essere imputata all'esercizio amministrativo successivo.

Ciò accade perché bisogna rispettare il principio di competenza economica : stiamo parlando a tutti gli effetti di una prassi amministrativa che va a prendere in considerazione, nel conto economico di un bilancio di esercizio, in particolare modo tutti i ricavi ed i costi che rientrano in un determinato periodo di tempo, senza tener conto di manifestazioni future o passati. In particolar modo parlando di risconti dobbiamo distinguere due tipi di risconti principali: quello attivo e quello passivo.

Risconto attivo: cos'è e come funziona

Come abbiamo accennato in precedenza, i risconti provengono direttamente da un' operazione economica che si mette in atto tra due diversi esercizi amministrativi. Oltre a ciò che abbiamo appena detto, i risconti sono una parte principale delle scritture di rettifica degli importi, e fanno parte sostanzialmente delle componenti di reddito misurate da diverse variazioni finanziarie, però non sono interamente di competenza dell'esercizio amministrativo in chiusura.

Ciò che attanaglia di più gli utenti del web sulla questione dei risconti è soprattutto la modalità con cui vengono calcolati, che è alla fine il primo oggetto delle domande che ci vengono poste.

Ma, prima di sapere come si calcola il risconto attivo, bisogna necessariamente fare la differenza tra il risconto attivo e il risconto passivo.

Risconto passivo, che differenze ci sono?

Per tutto ciò che riguarda l'applicazione del principio di competenza economica, è obbligatorio allontanare i risconti dagli esercizi amministrativi successivi, sebbene questi ultimi siano strettamente di loro competenza.

Dunque, la differenza principale tra risconto attivo e risconto passivo è quella che segue:

  • Quando parliamo di risconto passivo stiamo parlando di un ricavo anticipato, che è stato quindi già precedentemente ottenuto, ma è ugualmente di competenza di uno o più esercizi amministrativi successivi.
  • Il risconto attivo invece è una spesa anticipata, ossia è un costo che è già stato affrontato dalla società o dall'azienda, ma è di competenza e quindi deve essere detenuto da uno o più esercizi amministrativi successivi a quello corrente.

Se volessimo fare alcuni esempi, in casi del genere, dei risconti passivi potrebbero fare parte gli affitti di uffici e altri beni immobili delle aziende o ancora premi di assicurazione che sono stati già saldati in precedenza;

Per loro natura è giusto mettere in chiaro che i risconti devono essere messi in pratica alla fine dell'anno contabile. E dunque per questo motivo, nella pratica contabile vengono anche compresi nelle cosiddette operazioni di rettifica ed integrazione, che vengono prima della chiusura dei conti e delle rilevazioni dei risultati economici.

Come si calcola un risconto?

Procedendo adesso con la modalità di calcolo di un risconto, dobbiamo tenere in mente che il tempo è il nostro più grande alleato (o nemico, dipende un po' quanto siamo amici con la matematica).

Il risconto attivo infatti è un costo visceralmente legato alla variabile del tempo: è difatti definito così, “attivo”, propri perché la quota ha bisogno di essere essere rinviata, visto che una sua parte è disponibile per la gestione futura.

Ma passiamo ad un esempio concreto applicabile nella vita di tutti i giorni per capire il da farsi: immaginiamo che il 1° dicembre 2017 un'azienda abbia preso in locazione per sei mesi un immobile, decidendo che il pagamento dell'affitto mensile sarà pagato in anticipo con una somma pari ad € 18.000,00.

Detto ciò, come si calcola il risconto attivo e dunque la quota da rinviare all'esercizio amministrativo futuro?

Bisognerà necessariamente considerare l'intero importo del canone di € 18.000,00 e suddividerlo ulteriormente per la durata del tempo del contratto, che nel caso da noi ipotizzato è di circa 180 giorni, ovvero sei mesi. Dopo questa operazione dobbiamo ottenere quindi il costo giornaliero del canone.

Successivamente, dobbiamo moltiplicare il costo giornaliero del canone per il numero di giorni dal 1° gennaio dell'anno successivo fino alla fine del canone semestrale, che nel nostro esempio coincide con il 31 maggio 2017 (per un totale di novantuno giorni).

L'operazione da fare dunque per il calcolo del risconto attivo è la seguente:

18.000,00:180 (ovvero i giorni totali del canone di locazione) = € 180 (l'importo previsto ogni giorno dal canone di locazione).

180×91 = 16.380€ (questo è il risconto attivo). Quindi il costo di competenza del 2015 sarà di € 16.380, visti che dall'importo del canone (€ 15.000,00) si decurta questo importo, che viene rinviato all'esercizio amministrativo successivo.