Esperto del Risparmio

Cosa sono i Voucher INPS ed a chi si riferivano

I voucher INPS sono apparsi per la prima sullo scenario italiano nel 2003, introdotti dal secondo Governo Berlusconi, attualmente non esistono più in questa definizione e sono stato sostituiti dai Voucher Lavoro.

Il fine era quello di restringere le entrate a nero, rendendo legali anche le retribuzioni dei lavori come le ripetizioni scolastiche, le pulizie occasionali, i lavori stagionali o la funzione di ragazze immagine alle serate (per dirne alcune).

Con il passare degli anni però questi voucher hanno finito per ampliare il loro campo d'azione ampliando il bacino dei lavori che potessero essere pagati con questi ultimi, pur restando obbligatorio l'inquadramento di accessorietà dei lavori ritenuti pagabili con la metodica.

Con il termine lavoro accessorio ci si riferisce a tutte quelle prestazioni lavorative occasionali che non sempre possono essere soggette ad un contratto di lavoro.

Questi "buoni lavoro" possono essere usati in ogni settore: molto spesso ne usufruiscono le famiglie che diventano datori di lavoro di una colf che non lavori a tempo pieno, le imprese, i committenti pubblici e molti altri.

Coloro i quali svolgono lavori accessori, di solito, sono studenti, pensionati, lavoratori part-time.

Sia il datore di lavoro, sia il lavoratore sono messi in regola anche se non devono stipulare alcun contratto, con il Voucher è tutto legale, il lavoratore riceverà i contributi e la copertura INAIL per gli incidenti sul lavoro.

I contributi che percepirà il lavoratore sono cumulabili con le altre risorse pensionistiche e con i versamenti volontari.

Con i voucher non serve più un contratto scritto, non esistono limiti di prestazioni o noie burocratiche, non c'è indennità di malattia. Esiste solo l'accordo diretto tra lavoratore e datore di lavoro, che diventano uguali ed equivalenti dal punto di vista legale riguardo la regolamentazione delle prestazioni di lavoro.

Come funzionano i nuovi Voucher Lavoro e quali sono

I voucher potevano essere comprati in tabaccheria, alle poste, presso le sedi INPS e anche online; attualmente è possibile ottenerli solo tramite il portale INPS, dunque soltanto su internet.

Vi sono due tipi di voucher lavoro e sono entrambi destinati a beneficiari differenti. Il primo è riservato alle famiglie e si chiama Libretto Famiglia voucher Inps.

Il secondo è invece destinato alle imprese, noto come voucher PrestO (contrazione della locuzione "prestazione occasionale").

I nuovi voucher lavoro sono stati estesi anche al settore agricolo e alle aziende fino a un massimo di cinque dipendenti.

I voucher non potranno essere, ormai, più acquistati né in una banca né in un tabaccaio ma saranno, come detto, acquistabili solo online.

Sia i datori di lavoro sia i prestatori dell'attività lavorativa avranno da registrarsi sul portale dell’Inps al fine di ottemperare ad alcune specifiche direttive. Ad esempio, prima che la prestazione lavorativa cominci, il datore sarà tenuto a fare un versamento sul portale usufruendo di modello F24. Una volta cominciata regolarmente la prestazione, il lavoratore riceverà il pagamento direttamente dall’Inps entro il 15 del mese successivo (qualcosa di più simile a un vero e proprio stipendio, leggermente diverso da come avveniva in precedenza). Il lavoratore sarà anche tenuto a comnicare preventivamente all'Inps (massimo entro un'ora) l'inizio dell'attività.

Dove si compravano prima i voucher

Esistevano diverse modalità di acquisto dei voucher, da esse poi dipendevano anche le diverse modalità di riscossione.

Nello specifico, un voucher poteva essere acquistato:

  1. per via telematica: questa procedura permetteva al datore di lavoro di acquistare i voucher usando i servizi telematici dell'istituto sul sito dell'INPS, dalla sezione Accesso ai servizio oppure tramite la sezione Servizi On-Line. Sempre dal sito dell'INPS era possibile anche pagare i voucher online, dalla sezione Lavoro Accessorio. Per acquistare i voucher era necessario il Pin dispositivo INPS, le modalità di pagamento erano sul conto corrente BancoPosta, carta prepagata Postepay, oppure con carta di credito VISA, VISA Electron, Mastercard;
  2. presso le tabaccherie: era possibile acquistare i voucher presso qualunque tabaccheria autorizzata e convenzionata. Bisogna presentare la propria Tessera Sanitaria o il codice fiscale rilasciato dall'Agenzia delle Entrate. In questo caso è prevista la commissione pari ad 1 euro sull'acquisto del voucher. Il limite massimo di voucher acquistabili con una sola operazione era per un totale di mille euro di buoni lavoro, in un'unica giornata fino a duemila euro di buoni lavoro;
  3. presso istituti bancari: il datore di lavoro poteva comprare i voucher anche presso gli sportelli di banche convenzionate, presentando la propria Tessera Sanitaria o il codice fiscale rilasciato dall'Agenzia delle Entrate. Per l'acquisto dei voucher, a prescindere dal numero, era prevista la commissione di un euro. Il numero massimo di voucher acquistabili con una sola operazione era pari a cinquemila euro di buoni lavoro;
  4. presso gli uffici postali: i voucher potevano essere acquistati anche in tutti gli uffici postali, sia per contanti sia tramite Postamat. Bisognava sempre esibire la propria tessera sanitaria oppure la partita IVA della società. Le spese di commissione erano più alte rispetto alle altre modalità di acquisto, il costo era di due euro e cinquanta più IVA per la singola operazione. Il limite massimo di voucher giornaliero era di cinquemila euro lordi.

La nuova frontiera del precariato

All'epoca dei fatti si alzò una bufera sui voucher perché molte aziende se ne servirono per sostituire le assunzioni a contratto con un lavoro occasionale che coprisse solo in parte gli obblighi contributivi e assicurativi.

Ancora oggi, di fatto, si sta assistendo ad un abuso dei voucher per sostituire le prestazioni che un tempo venivano svolte come lavoro indipendente. Tuttavia, la nuova immissione di queste metodiche differenti ha facilitato sì l'attuazione di piani di lavoro regolare allontanando sia lavoratori che datori di lavoro dall'ottica del lavoro a nero, ma d'altro canto ha reso più complessa la gestione di tutto l'apparato necessario a espletare le pratiche di lavoro occasionale.

Per quanto l'idea di introdurre i voucher per eliminare la piaga del lavoro nero sia di per sé piena di buone e lodevoli, in realtà ha avuto il contraccolpo di creare un mercato ancora più precario perché i voucher hanno sostituito i tradizionali contratti in molti, moltissimi casi.

Quest'opzione è super vantaggiosa per eliminare i costi del personale, ma super svantaggiosa per i lavoratori perché riduce tantissimo la copertura previdenziale.

Per dare qualche dato statistico: l'Osservatorio sentenzia sul precariato dell'INPS e ci informa che nel 2015 lo stato ha venduto più di 102 milioni di voucher da 10 euro, quasi il 70% in più rispetto all'anno precedente.

In quest'ottica si può dire che più che una strategia per eliminare il lavoro a nero si sarebbe trattato di una nuova "trappola" per le fasce più deboli del mercato del lavoro.

Conclusioni

Anche se nel post sono stati tracciati molti lati negativi dei vecchi voucher INPS, come la non tutela del lavoratore poiché quest'ultimo non ha diritto alle ferie, alla maternità o alla malattia, la soluzione non è quella di eliminare completamente i voucher, come vogliono i sindacati che inneggiano alla loro abolizione.

La soluzione consiste nell'adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro: questo strumento di pagamento, specialmente dopo le nuove regolamentazioni che lo han visto protagonista, può continuare ad essere usato, ma con delle condizioni ben precise: bisogna porre dei chiari limiti e tenere presente che la chiave di tutto il sistema sta nell'accessorietà, ossia la parte pagata con i buoni deve essere una cifra aggiuntiva rispetto al reddito principale e non l'unico reddito su cui basarsi.