Partita IVA, la guida completa

Chi deve aprirla? Come si può aprire? A cosa serve? Queste e tante altre domande (e risposte) qui nel nostro articolo!

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Oggi ci troviamo a parlare di una questione relativamente semplice, ma che potrà sembrare difficile ed insormontabile dai nuovi lavoratori, soprattutto coloro che hanno intenzione di lavorare in proprio. Eh, sì! Oggi infatti parliamo proprio della Partita IVA!

Cos’è la partita IVA

Detto in parole povere, la partita IVA è un insieme di cifre, nello specifico 11. Questa serie di numeri è molto importante in quanto servono ad identificare in maniera ben precisa la società o la persona fisica titolare della partita IVA stessa.

In particolare, i primi sette numeri della partita IVA sono quelli che permettono di collegarla  in maniera esatta al contribuente che ne è titolare. In parole povere, dalle prime sette cifre della partita IVA si può arrivare a sapere il nome o la denominazione del suo titolare. I tre numeri che seguono immediatamente dopo, invece, corrispondono ad un vero e proprio codice identificativo di riferimento all’Ufficio delle Entrate. Infine, l’ultimo numero nella sequenza di cui è composta la partita IVA ha una basilare funzione di controllo.

I numeri che vanno a costituire la partita IVA rimangono gli stessi per tutta la durata dell’esercizio dell’attività che svolgiamo. Se si dovesse prendere la decisione in futuro di chiudere il proprio esercizio e aprirne un altro, si riceverà poi in seguito una partita IVA diversa.

Quando aprire una partita IVA?

L’obbligo di apertura di una partita IVA entra in gioco nel momento in cui entra in funzione il carattere di abitualità o al contrario di occasionalità con le quali viene svolta una determinata attività lavorativa. In modo più specifico, in base a quanto è stato stabilito dalla legge, chiunque eserciti un’attività economica in maniera abituale e continuativa d’impresa commerciale, sia questa un’artigiana o industriale anche in forma di ditta individuale ed affini, o semplicemente come libero professionista (anche se non dovesse essere iscritto ad un ordine professionale), è tenuto a doversi attenere all’apertura di una partita IVA.

Ma quando invece un’attività può considerarsi ancora in un certo senso una prestazione occasionale?

A chiarire quando un’attività può ancora considerarsi in questi termini ci pensa la legge, naturalmente. Due, in particolare, sono i requisiti cui prestare attenzione:

  1. L’attività in questione deve avere una durata totale che non superi i 30 giorni
  2. Il compenso totale della prestazione non deve essere maggiore di 5.000 euro

Se uno dei due requisiti in questione non viene soddisfatto, allora l’attività viene considerata abituale, e bisognerà ricorrere a tutti i procedimenti necessari per l’apertura di una partita IVA.

A cosa serve la partita IVA?

La partita IV è uno strumento di essenziale importanza in quanto serve per rilasciare fatture, ma anche per pagare i contributi, sia quelli destinati al fisco che quelli per la previdenza sociale, in questo caso specifico l’IVA. IVA infatti è un acronimo che sta a significare “Imposta sul Valore Aggiunto” ed è, appunto, una tassa che si paga sui beni e sui servizi offerti.

In maniera ancora più semplice, il concetto di valore aggiunto fa riferimento al fatto che i servizi offerti dal lavoratore autonomo aumentano di valore in fase di distribuzione e realizzazione.

Un servizio o un prodotto infatti parte da una materia prima, e dietro un servizio o un prodotto c’è tutto un lavoro dietro che aggiunge del valore al servizio o il prodotto che distribuiamo; pertanto, aumentano di valore. Per questo motivo viene loro applicata l’IVA.

In questo modo tutti i  lavoratori autonomi potranno rilasciare la loro prima fattura immediatamente dopo aver avuto la partita IVA da parte dell’Ufficio delle Entrate. Facile fin qui, no?

Come aprire una partita IVA?

Per poter aprire una partita IVA, tutti i lavoratori autonomi che, come abbiamo già detto, percepiscono un reddito superiore ai 5.000 euro annuali, dovranno presentare all’Agenzia delle Entrate un modulo tramite il quale si affermerà di avere intrapreso una determinata attività in veste di lavoratori autonomi. Questo modulo, inoltre, deve essere necessariamente presentato entro 30 giorni dall’inizio dell’attività collegata all’apertura della partita IVA.

Più nello specifico, i modelli da tenere in considerazione sono il modello AA9/12 (nel caso di impresa individuale e lavoratori autonomi) e AA7/10 (nel caso di soggetti diversi dalle persone fisiche come  società, enti, associazioni, e via discorrendo). Entrambi i modelli possono essere scaricati in maniera totalmente gratuita e stampati direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate o ancora da quello del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Inoltre, per tutti coloro che sono tenuti all’iscrizione al Registro delle imprese o anche al Repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea), è stata introdotta negli ultimi la Comunicazione Unica. Questa particolare procedura amministrativa è diventata obbligatoria per tutte le imprese, e permette così di compilare i modelli sopracitati e inviare il tutto in via telematica o tramite il sito del Registro delle imprese.

Inoltre va poi sottolineato che il soggetto titolare della partita IVA è tenuto a comunicare il codice ATECO, ovvero una combinazione di numeri e lettere riconducibile all’attività economica svolta.

Infine, è buona regola tenere in mente che i titolari di partita IVA sono tenuti ad aprire la propria posizione previdenziale all’INPS per il versamento dei contributi ed inoltre anche all’INAIL per l’assicurazione obbligatoria.

La partita IVA è uguale per tutti o sono previste delle differenze?

Beh, il concetto di base della partita IVA non cambia, ma è meglio sapere che possono esistere diversi tipi di imposta sul valore aggiunto relativi tipi di aliquota, che in parole povere si tratta della percentuale di imposta che viene aggiunta al bene o servizio che viene offerto dal lavoratore autonomo; dunque la partita IVA assegnata dovrà avere questa differenza

  • L’aliquota IVA più bassa, quella minima insomma, corrisponde al 4% e va applicata ai “beni di prima necessità” che possono essere, ad esempio, alimenti, giornali, riviste, e così via.
  • Per ciò che riguarda operatori  nell’ambito del servizio turistico, come per esempio quello offerto dagli alberghi o dai ristoranti, viene applicata un’aliquota IVA complessiva del 10%.
  • Poi esiste un’aliquota IVA cosiddetta “ordinaria”, che corrisponde al 22%, e alla quale si fa riferimento a tutto ciò che non viene compreso nelle due aliquote precedentemente elencate.
  • Nel momento in cui si apre la Partita IVA si può, inoltre, scegliere fra diversi tipi di regime fiscale. Ciò può significare che il regime fiscale cambi in base a quello che è il tipo di attività che si desidera impiegare e può essere agevolato, semplificato o di contabilità ordinaria.

Ferdinando Iezzo

Sono un ex studente di Economia della Federico II di Napoli, attualmente vivo a Londra e sono appassionato di Risparmio. In che senso? Da quando mi son trasferito nel Regno Unito sono stato colpito dai differenti modi che popoli lontani hanno di gestire i propri risparmi. La micro-economia di ognuno di noi si muove in modo indipendente e io cerco di scovarne i segreti. Ho creato questo sito, grazie all'aiuto di alcuni amici, per condividere le mie idee e dare consigli a chi, come me, voglia migliorare la propria situazione economica e riuscire a risparmiare nel modo più semplice possibile.