Prepensionamento, le varie tipologie

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Oggi tratteremo su Esperto del Risparmio l’ordinamento che prevede diversi tipi di prepensionamento. Di cosa parliamo? Beh, di tutti quelle misure che consentono di poter andare in pensione prima rispetto al momento stabilito e che permettono di percepire un’indennità sostitutiva nell’attesa della pensione vera e propria.

Prepensionamento: come funziona

Sebbene sembri relativamente facile, per andare in pensione prima bisogna maturare dei requisiti ben precisi, sia per l’età anagrafica e sia per l’anzianità dei contributi. Nel 2019, comunque, questi requisiti verranno rivisti e ciò potrebbe tradursi con un accesso ancora più tardivo alla pensione.

Comunque, l’anticipazione dell’uscita dal lavoro è possibile con le diverse forme di APE (acronimo che sta per Anticipo Pensionistico) e di isopensione riservata ai lavoratori impiegati nelle aziende numerose modificata dalla Legge di Bilancio 2018.

Se siete qui per informarvi sugli strumenti che servono e come funziona un prepensionamento siete nel posto giusto. Infatti, bisogna prestargli particolare attenzione per poter sfruttare tutte le carte a vostro favore per andare in pensione prima del limite previsto. Pertanto, adesso vediamo di fare maggiore chiarezza su quali siano tutti quegli strumenti che possono permettere di andare in pensione anche se non si è maturata l’anzianità di servizio prevista, quali sono i diversi casi e quale può fare più al caso vostro.

Isopensione: cos’è?

L’isopensione è anche conosciuta come scivolo pensionistico ed è stato introdotto con la Legge Fornero. Questa strumento di prepensionamento infatti consente di poter anticipare il termine del proprio lavoro fino a quattro anni prima del limite previsto, ricevendo inoltre un’indennità simile per molti versi alla pensione. Nel 2018, questo limite è anche stato dilatato a 7 anni prima del periodo di pensionamento previsto per il singolo lavoratore, e periodo durante il quale il lavoratore avrà diritto ad un’indennità sostitutiva pari alla pensione spettante, fatta eccezione però per i contributi figurativi che il datore di lavoro accredita per il periodo di prepensionamento.

Ma attenzione: l’isopensione non è una vera e propria pensione anticipata, ma bensì uno strumento che serve a mantenere il reddito, ed è una misura che viene riconosciuta solo ad alcune categorie di lavoratori.

Chi può usufruire dell’isopensione?

  • Tutti i lavoratori che hanno svolto la professione in aziende con più di 15 dipendenti;
  • Tutti i lavoratori che non mancano di più di 7 anni dal raggiungimento della pensione;
  • Tutti i lavoratori che sono oggetto di accordi sindacali con l’impresa nella quale si stipula l’accordo per il termine anticipato del rapporto di lavoro.

In più la richiesta dell’isopensione non deve partire dal singolo lavoratore ma deve essere inoltrata dall’azienda, che ne dà comunicazione ai sindacati di riferimento. E a questo proposito, costoro a loro volta dovranno stipulare un accordo con i lavoratori – che sono favorevoli a ricevere l’isopensione, naturalmente – dopodiché tutto il materiale viene inviato all’INPS che si preoccuperà di comunicare all’azienda in questione i costi per il versamento dei contributi da versare al lavoratore prossimo alla pensione.

Una volta effettuati i pagamenti, allora l’INPS provvederà al lavoratore l’indennità sostitutiva per tutto il periodo dell’isopensione, dopodiché scatterà la pensione di vecchiaia ordinaria.

Assegno straordinario di prepensionamento, cos’è?

Un’altra forma di prepensionamento può essere proprio questa: si tratta dell’assegno straordinario di prepensionamento, ma è una forma riservata unicamente ai dipendenti delle imprese con fondi bilaterali che consentono questa forma di prepensionamento. Questo trattamento quindi viene riconosciuto ai destinatari di fondi quali:

  • Esattoria
  • Poste Italiane
  • Ferrovie dello Stato
  • Imprese assicuratrici
  • Credito ordinario
  • credito cooperativo
  • società del Trentino
  • società di assistenza

Anche in questo caso possono mancare al massimo 7 anni al raggiungimento della pensione di vecchiaia e le modalità di richiesta sono pressoché identiche a quelle dell’isopensione, essendo questo un contributo per il sostegno del reddito vincolato all’uscita volontaria degli esuberi.

Dunque in questo lasso di tempo al lavoratore che va in pensione anticipata viene riconosciuto un assegno straordinario, per un importo pari alla pensione maturata alla data di termine del rapporto lavorativo, nella quale però viene anche compresa la quota di pensione calcolata comprendendo anche la contribuzione mancante.

Prepensionamento di tipo APE: Volontario, Aziendale o Sociale

Uno degli strumenti di prepensionamento più importanti e più utilizzati al quale può ricorrere l’azienda per anticipare la pensione di alcuni dipendenti in esubero può essere l’APE Aziendale.

Questa forma di prepensionamento riguarda sostanzialmente tutti quei lavoratori con almeno 63 anni di età (63 anni e 3 mesi dal prossimo 2019) che inoltrano una richiesta per l’Ape Volontario, ovvero il prestito pensionistico che viene erogato dai vari istituti bancari e che verrà “risarcito” una volta che viene raggiunta l’età pensionabile attraverso delle diminuzioni sulla propria pensione di volta in volta.

Ma facciamo attenzione: avere accesso all’Ape Volontario, come abbiamo potuto vedere, ha un costo per il dipendente. Questi costi però possono essere in un certo senso “semplificati” grazie all’aiuto dell’azienda, che può contribuire al fine di agevolare così l’uscita anticipata dal lavoro. Come?

Beh diciamo che l’azienda, tramite un patto con il dipendente può aumentare sensibilmente il monte contributivo di questo erogando una quota di contributi all’INPS maggiore , così da incrementare la pensione futura e tamponare gli svantaggi che l’Ape Volontario porta al vostro conto in banca.

Attenzione però: il contributo aggiuntivo non può essere più basso dell’importo della contribuzione volontaria che ha base sulla retribuzione ricevuta dal dipendente prima del suo pensionamento anticipato. In parole povere quindi, il datore di lavoro può dover versare almeno il 33% della retribuzione ricevuta durante le ultime 52 settimane di lavoro del dipendente, che si traduce nei contributi figurativi che vanno da un periodo di un minimo sindacale di 6 mesi ad un limite massimo di tempo di  circa 3 anni e 7 mesi (periodo calcolabile dall’uscita anticipata dal lavoro).

Dove può essere utilizzato l’APE?

Questa forma di prepensionamento è un metodo esclusivo del settore privato; quindi, come avrete dedotto, non lo possono utilizzare gli enti pubblici per poter anticipare la pensione di vecchiaia dei dipendenti statali, ad esempio.

Inoltre, per riuscire ad anticipare la propria pensione, l’ultimo mezzo possibile – fino al 31 dicembre 2018, dal momento in cui non sembra essere prevista una proroga – è l’Ape Sociale, cioè il ritiro anticipato dal lavoro che però a differenza dell’APE Volontario pare proprio che non preveda penalizzazioni sull’assegno previdenziale di chi inoltra la richiesta!

Questa forma di prepensionamento può essere richiesta una volta compiuti i 63 anni, ma solo se si appartiene ad una delle categorie seguenti:

  • soggetti con almeno 30 anni di contributi e con invalidità civile pari o superiore al 74%;
  • disoccupati che hanno non ricevono prestazioni per ammortizzazioni sociali da almeno 3 mesi. In questo caso il requisito contributivo è comunque di 30 anni;
  • persone che devono prestare assistenza a parenti di primo grado con gravi disabilità, anche in questo caso con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che sono stati occupati in attività gravose  ma in questo caso con almeno 36 anni di contributi.

Se per caso siete interessati a questo particolare tipo di prepensionamento, l’unico consiglio che sentiamo di darvi è quello di dovervi affrettare, perché fino ad ora non ci sono pervenute notizie su una possibile proproga del prepensionamento APE Sociale!

Ferdinando Iezzo

Sono un ex studente di Economia della Federico II di Napoli, attualmente vivo a Londra e sono appassionato di Risparmio. In che senso? Da quando mi son trasferito nel Regno Unito sono stato colpito dai differenti modi che popoli lontani hanno di gestire i propri risparmi. La micro-economia di ognuno di noi si muove in modo indipendente e io cerco di scovarne i segreti. Ho creato questo sito, grazie all'aiuto di alcuni amici, per condividere le mie idee e dare consigli a chi, come me, voglia migliorare la propria situazione economica e riuscire a risparmiare nel modo più semplice possibile.