Cos’è la TARI e come viene calcolata

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La tassa sui rifiuti (TARI) è la tassa relativa alla gestione dei rifiuti in Italia. La tassa è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

La storia della TARI

La TARI venne introdotta per la prima volta nel 2013 in seguito alla legge di stabilità per il 2014 in sostituzione delle precedenti tariffe. Infatti, a partire dal primo gennaio 2014 la TARI sostituisce i preesistenti tributi dovuti al Comune da cittadini, enti ed aziende come pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, noti con l’acronimo di TARSU Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e successivamente di TIA Tariffa di igiene ambientale e di TARES, Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi. La nuova tassa conserva tuttavia alcuni presupposti e alcune modalità di determinazione della tassa soppressa, alla quale la legge rimanda per la determinazione del nuovo tributo. Questo tributo è una componente dell’imposta unica comunale (IUC) insieme con l’imposta municipale propria (IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI).

Da chi deve essere pagata

La TARI dev’essere pagata da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi.

Chi non deve pagarla

Vengono escluse dal pagamento della Tari, le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, e le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva. Bisogna poi precisare che potrebbero esistere delle particolari esenzioni, che vengono stabilite dai regolamenti comunali per situazioni particolari come ad esempio la presenza di un disabile o di un minore all’interno dell’immobile soggetto alla TARI.

Quando bisogna pagarla

Chiunque occupi un immobile è tenuto, entro il 20 gennaio dell’anno successivo a quello di occupazione, a darne comunicazione all’ufficio tributi del Comune in cui si trova l’immobile, usando il modulo predisposto appositamente. La denuncia ha efficacia sino a quando non mutino le condizioni alla base del prelievo, cioè il possesso dell’immobile stesso. La denuncia di variazione ha la stessa scadenza (20 gennaio).
L’importo viene scelto dal regolamento del Comune in cui si trova l’immobile, di cui si è proprietari o affittuari. Viene pertanto prevista la determinazione, da parte dei Comuni, di metodi di misurazione della quantità di rifiuti e di gestione dei servizi di smaltimento, con i conseguenti sistemi di ripartizione del relativo costo.
Il Comune, come già spiegato più in alto nel post, ha molta autorità nel pagamento e nelle eventuali esenzioni per la TARI. Per quanto vige per essa il principio per cui la base della sua applicazione è “chi inquina paga”, il Comune ha tutta l’autorità per decidere la tariffa secondo i criteri già previsti per la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU). La tariffa dunque può essere scelta dal Comune commisurandola a quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie. La tassa si riferisce all’intero anno solare: dunque nel caso in cui si tratti di un’occupazione temporanea con una durata inferiore a 183 giorni, viene applicata una tassa giornaliera, determinata sempre sulla base della tariffa annuale e rapportata però ai giorni reali di occupazione, con una maggiorazione che non potrà superare in alcun modo il 100%. È opportuno inoltre chiarire che con l’espressione “occupazione temporanea” si fa riferimento alla durata effettiva dell’occupazione nel corso dell’anno: pertanto è comunque soggetta al tributo in misura integrale anche l’occupazione periodica o ricorrente, sempre se nel complesso risulta superiore a 183 giorni.

Cos’è cambiato con la nuova legge di Bilancio

La Legge di Bilancio 2018 contiene diverse norme di interesse anche per gli enti locali, tra le quali anche quella riguardante la commisurazione della Tari. Il provvedimento delinea gli scenari entro cui gli enti locali devono muoversi per la costruzione dei bilanci e la tenuta dei conti nell’anno 2018.  Ricordiamo che operatori e amministratori dovranno approvare entro il 28 febbraio il proprio bilancio, ma anche avviare la gestione 2018. Analizziamo cosa prevede l’art.1, comma 38 della Legge di Bilancio 2018 sulla modalità di commisurazione della TARI. Tale comma proroga al 2018 la modalità di commisurazione della TARI da parte dei Comuni sulla base di un criterio medio-ordinario (ovvero in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte) e non sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti. (c.d. metodo normalizzato, nel rispetto del principio “chi inquina paga”, sancito dall’articolo 14 della direttiva 2008/98/CE). A tal fine è modificato il comma 652 della legge di stabilità per il 2014 (articolo 1 della legge n. 147 del 2013).

Chi può richiedere l’esenzione

Può chiedere la riduzione o l’esenzione dal pagamento della Tari il proprietario di un immobile che non produce rifiuti o oppure di un immobile vuoto e inabitabile. Questi sono soltanto alcuni dei casi in cui può essere richiesta l’esenzione o la riduzione della tassa sui rifiuti. Entrambi i provvedimenti non avvengono mai in automatico, ma soltanto su richiesta del contribuente, che deve dimostrare al Comune di possedere i presupposti per avere una totale esenzione o almeno una riduzione. Per maggiori informazioni sulla tempistica è sempre meglio consultare il regolamento del Comune di appartenenza, ma di solito le domande per riduzione o esenzione della Tari devono essere inviati entro il 31 gennaio e con l’apposito modulo che viene fornito dal Comune.

Come richiedere la riduzione

È possibile richiedere una scontistica o almeno una riduzione sulla tassa dei rifiuti. Ecco in quali casi è possibile ottenere una riduzione:

  • Sconto compostaggio: in alcuni Comuni italiani è prevista una riduzione fino al 10% della TARI per coloro che riciclano i rifiuti organici tramite l’uso di contenitori per la creazione del composto;
  • Mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: se per qualsivoglia motivo, il Comune non si occupa del ritiro dei rifiuti per  un determinato periodo il cittadino ha diritto ad uno sconto fino all’80% dell’imposta;
  • Eventuale violazione della disciplina di riferimento: anche nei casi in cui vengono commesse delle violazioni durante l’effettuazione del servizio di ritiro dei rifiuti, il contribuente ha diritto ad una riduzione fino alll’80% della tariffa TARI;
  • Interruzione del servizio per motivi sindacali o impedimenti organizzativi: nei casi di proteste sindacali, o eventi imprevedibili che possano causare situazioni dannose o pericolose per l’ambiente o per le persone, il contribuente avrà diritto sempre ad uno sconto dell’80%;
  • Punto di raccolta lontano: se il cassonetto è posizionato in un’area lontana e quindi non agevole per una zona, il contribuente ha diritto ad uno sconto sulla Tari fino al 40%.

Inoltre, in base ai diversi regolamenti comunali, esistono altre situazioni in cui è prevista una riduzione della tassa sui rifiuti: ad esempio per le abitazioni occupate da una sola persona; le case vacanza inutilizzate; gli immobili disabitati per più di sei mesi all’anno; gli immobili detenuti da Onlus; i luoghi di culto e le abitazioni di famiglie che vivono in condizioni disagiate. Come già anticipato più in alto nel post, è bene ricordare che per maggiori chiarimenti è sempre consigliabile consultare il regolamento comunale e che per beneficiare alla riduzione è necessario presentare domanda al proprio Comune di residenza entro il limiti di scadenza.

Cosa accade con i rifiuti speciali

rifiuti speciali sono disciplinati dallo stesso decreto sulla classificazione dei rifiuti ma dal comma 3 (D.Lgs 152/06, articolo 184, c. 3). L’elenco dei rifiuti speciali è altrettanto fitto ed eterogeneo e ben spiegato sui siti comunali.
Per quanto riguarda i rifiuti speciali, il loro smaltimento è a carico di chi li ha prodotti, che deve anche dimostrare attraverso l’opportuna documentazione, che il trattamento sia avvenuto in linea con la norma vigente. I rifiuti speciali sono i rifiuti prodotti da industrie e aziende: si differenziano rispetto ai rifiuti urbani per il fatto che non vengono gestiti dalla pubblica amministrazione sulla base di contributi fiscali, ma vengono gestiti e smaltiti da un sistema di aziende private. La gestione dei rifiuti speciali avviene sulla base di rapporti specifici e diretti che avvengono tra i produttori di rifiuti speciali (ovvero le aziende clienti) e i fornitori di servizi (ovvero gli impianti di smaltimento). Il sistema di smaltimento di rifiuti speciali è molto vasto perché deve poter offrire soluzioni tecniche a tutte le molteplici tipologie di rifiuti prodotti delle aziende. Le soluzioni per lo smaltimento sono sempre in mutazione e sviluppo, perché vengono continuamente scoperte nuove tecnologie di gestione e trattamento dei rifiuti.
Fanno parte dei rifiuti speciali:

  • I rifiuti da lavorazione industriale;
  • I rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi
  • I rifiuti derivanti da attività sanitarie;
  • I rifiuti da attività commerciali;
  • I macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
  • I veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.

Esiste poi un’altra categoria, quella dei rifiuti pericolosi che si divide in rifiuti urbani pericolosi e rifiuti speciali pericolosi. I rifiuti urbani pericolosi sono costituiti da tutta quella serie di rifiuti che, pur avendo un’origine civile, contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze pericolose e che quindi devono essere gestiti diversamente dal flusso dei rifiuti urbani “normali”. Tra i rifiuti urbani pericolosi (detti anche RUP) i principali sono i medicinali scaduti e le pile.
I rifiuti speciali pericolosi sono quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti. Per questo motivo occorre renderli innocui, cioè trattarli in modo da ridurne drasticamente la pericolosità. Nella normativa precedente rispetto a quella in vigore attualmente, tali rifiuti erano definiti come rifiuti tossico nocivi. Fanno parte dei rifiuti speciali pericolosi:

  • Prodotti di scarto derivati dalla raffinazione del petrolio;
  • Prodotti di scarto derivati dalla industria metallurgica;
  • Prodotti di scarto derivati da processi chimici;
  • Prodotti di scarto derivati dell’industria fotografica;
  • Solventi;
  • Oli esauriti;
  • Prodotti di scarto derivati da impianti di trattamento dei rifiuti;
  • Prodotti di scarto derivati dalla produzione conciaria e tessile;
  • Prodotti di scarto derivati dalla ricerca medica e veterinaria.

Chi produce rifiuti speciali può chiedere, sempre in base al regolamento comunale, una riduzione sulla Tari, proporzionale alla quantità di rifiuti smaltita.

Inquinamento ed eco-sostenibilità

Il discorso sui rifiuti e sulla tassa rivolta agli stessi rientra nel più grande discorso sull’inquinamento e sull’eco-sostenibilità. Negli ultimi anni infatti, complici le molte scoperte e ricerche sull’inquinamento, la discussione sull’eco-sostenibilità si sta facendo più forte. L’eco-sostenibilità è quell’attività umana che concentra le proprie forze per migliorare e far progredire lo sviluppo sostenibile. Al centro del discorso eco-sostenibile c’è il rinnovamento delle risorse: per molti anni gli esseri umani si sono comportati da veri e propri padroni delle risorse naturali, considerandole proprie di diritto e senza mai preoccuparsi di quando queste sarebbero venute a mancare. La forma mentis negli anni è cambiata, adesso, con grande campagne di sensibilizzazione (molte partite proprio da Legambiente) l’uomo ha più cura del pianeta in cui vive ed in cui è ospite, non padrone. Il suo atteggiamento è diventato eco-sostenibile: è eco-sostenibile ciò che porta ad agire l’uomo in modo che il consumo di risorse sia tale che la generazione successiva riceva la stessa quantità di risorse che noi abbiamo ricevuto dalla generazione precedente.
La sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente fa sì che l’ecosostenibilità si è allargata a molti ambienti, fino ad approdare anche in quello della moda: da pochi anni a questa parte, con la moda ecosolidale, si cerca di favorire il basso impatto ambientale sia nella coltivazione dei sentimenti sia nella produzione e commercializzazione dei capi.
Le campagne di sensibilizzazione non si fermano qui: spesso molte città italiane, notoriamente le più inquinate (Roma, Milano, Napoli) organizzano giornate di stop per la circolazione delle auto così da limitare o almeno ammortizzare l’effetto inquinante dei gas auto.